Consenso informato, l’Amami accusa

Il Codacons scrive al Garante della privacy affinché i moduli di consenso informato siano uniformi. Provocatoriamente, l’associazione dei medici accusati di malpractice ingiustamente (Amami) chiede che siano uniformi… anche i pazienti. Scherza ma non troppo Maurizio Maggiorotti, presidente Amami. «Siamo d’accordo con il Codacons, dobbiamo finirla con i pazienti diversi che presentano malattie differenti. D’ora in poi i malati dovranno essere uguali e presentare gli stessi sintomi, precisamente tanti quanti saranno i moduli che il Codacons vorrà autorizzare». L’Amami accusa il Codacons, di confondere il consenso al trattamento dei dati riservati con il modulo di consenso informato, «che serve solo per dimostrare, in un eventuale giudizio, che il medico ha spiegato al paziente le finalità e i rischi di un certo trattamento. La firma del paziente non alleggerisce il sanitario da nessuna responsabilità». «Come si può banalizzare – domanda Maggiorotti – il delicato rapporto di fiducia tra medico e paziente, confondendo modelli per la privacy con il consenso che il paziente mostra affidando la propria vita nelle mani di un professionista? Peggio ancora sentire parlare di “semplici esami diagnostici”, come si legge nell’esposto del Codacons al Garante della privacy. Gli esami semplici, come gli interventi semplici, non esistono. Lo sono tutti quando la diagnosi è facile, ma nessun esame o intervento si può definire semplice aprioristicamente, potendo sempre nascondere tante difficoltà». Fin dalla sua fondazione, L’Amami spinge per arginare e risolvere alla nascita i conteziosi medico-paziente con strumenti arbitrali. «Se il Codacons vuole fare il bene dei pazienti sposi la legge da noi ispirata – dice Maggiorotti – che sta per essere presentata alle Camere. Siamo pronti a lavorare insieme, ma per risolvere problemi ben più importanti del modello della privacy che affliggono i cittadini ammalati».

Ospedali, il governo taglia posti letto e personale

Il governo prepara una stretta sui piccoli ospedali, con un taglio di 7-10mila posti letto entro il 2011, mette in cantiere i primi costi standard di riferimento per tutte le prestazioni e propone tagli agli organici e alla spesa per il personale. E’ questa una delle proposte del Governo alle Regioni nel «Patto per la salute». La scure del risparmio e dell’efficienza parte dalla riduzione dei posti letto: dal 4,5 per mille posti letto attuali (incluso lo 0,7 per la lungodegenza) si dovrà scendere al 4 per mille (sempre con lo 0,7 per la lungodegenza). I tagli sarebbero nel biennio di circa 7-10mila posti letto. E quanto agli ospedali, si indica uno specifico «standard di struttura»: sarà considerata «anomala» la presenza di ospedali pubblici con un numero medio di posti letto inferiore al numero medio registrato nella Regione (o al valore medio delle Regioni) in equilibrio economico e col miglior risultato. Leggi l’articolo completo

Influenza A, richiamare i medici pensionati?

“Contrarietà”, dalla Cgil, “ottima idea” invece secondo l’Anaao, il sindacato dei medici dirigenti. La decisione dell’assessore alla Sanità della Regione Toscana, Enrico Rossi, di richiamare, su base volontaria, i medici pensionati da non più di due o tre anni per fronteggiare un’eventuale emergenza pandemia autunnale, divide le sigle sindacali mediche. Leggi l’articolo completo

I medici chiedono garanzie per la vaccinazione antinfluenzale

Il Sindacato nazionale autonomo medici italiani (SNAMI), attraverso il vicesegretario nazionale Pasquale Orlando, chiede precise garanzie per l’imminente campagna vaccinale contro la cosiddetta nuova influenza. “La vaccinazione contro l’AH1N1 desta alcune perplessità“ dice Orlando. “Vogliamo assicurazioni sull’organizzazione della prossima campagna vaccinale di cui si è parlato ampiamente sugli organi di stampa nei giorni scorsi. Siamo ovviamente  disponibili a immunizzare i cittadini, nel loro interesse e per tutelare la collettività da questa forma virale, ma chiediamo – continua il vicesegretario nazionale SNAMI- che si effettui la vaccinazione in ambiente protetto, in quanto non sappiamo esattamente quali siano i reali effetti collaterali di questo vaccino  di recente produzione”. Anche se poi saranno le Regioni, con gli accordi locali, a stabilirla, conclude Orlando “è comunque necessario avere dati sicuri sulla organizzazione  della campagna  in termini giuridico- sindacali. Queste semplici richieste sono ad ovvia tutela della salute del cittadino e della professionalità del medico di famiglia”.

Sicilia, riforma della sanità tra le polemiche

Dal 1 settembre è in vigore la riforma della sanità in Sicilia. Tra le principali novità c’é la riduzione delle aziende sanitarie siciliane da 29 a 17.
Molte le critiche di medici, sindacati e associazioni di pazienti. E l’assessore alla salute della regione, Massimo Russo, si scontra con i medici anche sulla vicenda di Filippo Li Gambi, morto per dissanguamento a Mazzarino il 26 agosto scorso. Leggi l’articolo completo

I medici nel mirino di Brunetta

manifesto9luglio_DEFINITIVOColpisce i medici l’opera moralizzatrice del ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione, Renato Brunetta, quello che ora che è fidanzato spallegga il sindaco-cognato di Cisterna, in provincia di Latina, e che che secondo il blog Dagospia e il settimanale L’Espresso pare si sia opposto alle ripetute richieste del prefetto Bruno Frattasi di commissariare il comune di Fondi e a un intervento antimafia.
Uno dei motivi di scontro tra Brunetta e i medici è l’introduzione dell’obbligo degli stipendi pubblici trasparenti, che non conosce eccezioni e si applica anche alla sanità. Ospedali e Asl, infatti, per la legge, sono pubbliche amministrazioni.
La polemica è scoppiata in Lombardia a inizio agosto, quando il Pirellone ha scritto a tutte le strutture sanitarie per far sbarcare sui loro siti internet le buste paga di primari e dirigenti, ma anche di biologi, farmacisti e tutti gli altri medici che lavorano in ospedale.
In molti hanno aderito, qualcuno ha solo iniziato e promette di completare il quadro a ottobre, ma il dado è tratto.
Nonostante le scintille, in fatto di stipendi il braccio di ferro fra Brunetta e i medici è solo all’inizio. E dopo la manifestazione di luglio contro il decreto delegato sulla pubblica amministrazione, si attendono dai medici nuove proteste.

Influenza A, i medici non si vaccinano

Negli anni scorsi soltanto il 20% dei medici si era vaccinato. Oggi, scettici e poco convinti della gravità reale degli effetti dell’influenza A, i medici aspettano di vedere gli sviluppi in Italia del contagio. “Da molti anni i medici e il personale sanitario vengono vaccinati per primi contro l’influenza stagionale, per due ragioni banali e di buon senso: perché sono molto più esposti al contagio e perché occorre evitare che si ammali molto personale sanitario proprio quando c’è molta pressione sul sistema” spiega Carlo Lusenti, segretario dell’Anaao Assomed, l’associazione dei medici dirigenti. “Premesso questo, io farò il vaccino per la stagionale ma non penso di fare l’altro, quello per la nuova influenza. Non sono convinto che la pressione dell’epidemia sarà così forte. Sono un soggetto perfettamente sano e se mi ammalerò pazienza, vorrà dire che starò a letto una settimana”.
“Il vaccino contro la nuova influenza dovrebbe essere obbligatorio per tutti gli operatori sanitari. Adesso non è obbligatorio, ma spesso la direzione ospedaliera lo impone, e fa bene. Bisogna farlo” dice Armando Masucci, della Uil Medici Fpl, che però non nasconde di non dare proprio il buon esempio: “Io? Non ho mai fatto un vaccino”.

Accordo Collettivo, molte le critiche

L’accordo collettivo nazionale per la medicina generale è stato approvato il 29 luglio scorso. Per Giacomo Milillo, segretario generale della Fimmg, l’accordo è stato positivo, ma non tutti sono dello stesso parere. Ecco alcune critiche:

- Gli arretrati sono relativi al biennio 2006- 2007 e siamo quasi nel 2010.
- L’incremento del 4,85 %, già riconosciuto ai medici dipendenti, si è rivelato evanescente per i medici di famiglia. E’ stato eroso dall’incremento  Enpam
- Il principale obiettivo dell’accordo riguarda l’organizzazione ‘spinta’ dei medici del territorio,
che non è la principale preoccupazione dei medici
- Ciascun convenzionato dovrà operare in una Uccp (unità complessa delle cure primarie). Se andrà in porto, bisognerà riallocare tutte indennità sinora elargite per associazionismo, informatizzazione, collaboratori e infermieri (che resteranno in piedi finché le Uccp non decolleranno).
- Si introduce l’obbligo per i medici di attivare un flusso informativo con le Asl, pena sanzioni fino alla perdita della convenzione. Il medico dovrà essere collegato in rete nel quadro del progetto Tessera sanitaria, quando sarà a regime.

Il problema è: quando? Quando Regioni e Asl saranno in grado di allestire le infrastrutture necessarie? 
I medici sono davvero pronti?

Medici pagati a cottimo per gli interventi chirurgici

«Basta con i medici che lavorano a cottimo, prendendo un premio ad ogni operazione in più che fanno», aveva detto il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni dopo il caso Santa Rita di Milano, la clinica in cui si eseguivano interventi chirurgici inutili al solo scopo di incassare soldi dal sistema sanitario. È passato un anno,  ancora se ne discute e ancora oggi tanti medici lavorano a cottimo. E sono proprio le cliniche a proporre ai medici questo tipo di accordo, lasciando loro un’unica alternativa: lasciare il proprio incarico a giovani senza esperienza o a pensionati a caccia di facili guadagni. I medici competenti, almeno quelli che possono, cambiano lavoro.
In Lombardia le cliniche private accreditate con il sistema sanitario sono 80, per la maggior parte concentrata a Milano: l’ offerta è pari al 35% dei posti letto e al 29% dei ricoveri complessivi. Il loro fatturato è di un miliardo e mezzo di euro all’ anno. Quanti interventi non necessari vengono eseguiti nel nome del profitto?

Il ministro Sacconi pronto a smantellare il Servizio sanitario nazionale

Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, durante il convegno organizzato a Santa Margherita Ligure dai giovani imprenditori di Confindustria, ha dichiarato che “la riforma del Sistema sanitario nazionale è più urgente e concreta dell’intervento sul sistema previdenziale”. Sacconi non critica la qualità del Ssn, ne fa soltanto una questione di risparmio. Aggiunge infatti che il Ssn va riformato perché “è una variabile sulla spesa pubblica molto più consistente di quanto non sia il sistema previdenziale”. E qui siamo alle solite, l’idea è quella di tagliare personale e servizi. Stupisce piuttosto la chiusura dell’intervento di Sacconi, dove dice che “l’intervento sulla previdenza può attendere perché deve essere frutto di un accordo con le parti sociali”. Forse intende dire che la riforma del Sistema sanitario nazionale, al contrario, non comprenderà un accordo con le parti sociali?